«Se non ci fossi tu non saremmo mai venuti qui – dicono balbettando – non ci vogliono, non ci sopportano». Eppure nessuno ha gridato ‘arabo di merda’. «Non lo dicono, ma lo pensano – ribatte Khalid – se portassimo qui i nostri figli a giocare – aggiunge indicando un gruppetto di bimbi che offre grano ai piccioni – si crerebbe il vuoto attorno a loro». Nessuno parla, nessuno offende, occorre osservare con discrezione per cogliere certi sguardi che solo i veneti sanno fare, occhi fulminei che sfiorano la barba di Khalid e tagliano l’aria. E dicono tutto. A Treviso la partita si sta facendo pesante, qualcuno teme che prima o poi ci scapperà il morto, come a Milano. Ma non saranno i tranquilli ospiti del caffè in piazza dei Signori a sfoderare spranghe e coltelli. Dietro le quinte si preparano gli uomini di Klu Klux Klan e i mandanti hanno già impartito gli ordini: ‘tolleranza doppio zero’. Sui telefonini degli amici di Khalid, giovani musulmani di seconda generazione, i bit annunciano messaggi con minacce di morte. Chi ha affittato loro i locali di un ex supermercato a San Liberale, popolosa periferia ad ‘alta intensità di stranieri’, è stato avvertito: attento a te, potresti morire. Quasi tutte le notti partono i raid e sulla mura del locale affittato compaiono scritte come ‘Allah-Satana, il figlio di Satana è Maometto’. Domenica a Venezia, dal palco leghista, il pro-sindaco Gentilini ha letto la nuova dichiarazione di guerra: «Macché moschee, gli immigrati vadano a pregare e a pisciare nel deserto».
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79025